Presenza di generi lirico-corali nella tragedia greca: l’imeneo

TitlePresenza di generi lirico-corali nella tragedia greca: l’imeneo
Publication TypeBook Chapter
Year of Publication2018
Ancient AuthorsEuripides Trag. (TLG 0006)
Book TitlePoeti in Agone: Competizioni poetiche e musicali nella Grecia antica
Series TitleGiornale Italiano di Filologia - Bibliotheca 18
Pagination103-130
PublisherBrepols
CityTurnhout
ISBN9782503576183 (print); 9782503576305 (ebook)
Abstract

L’analisi delle sequenze metriche che compongono i canti nuziali conservati dalla tradizione sembra mostrare una significativa, anche se non esclusiva, preferenza per sequenze di tipo ionico e gliconico. Scopo dell’articolo è quello di indagare se e in che modo Euripide si sia servito della componente metrico-ritmica per evocare il genere imenaico all’interno dei cantica delle proprie tragedie. Particolare attenzione è prestata all’analisi della monodia di Cassandra nelle Troiane (vv. 308-341), che si configura come un imeneo sui generis (la profetessa, infatti, non contrarrà un regolare matrimonio, ma diverrà concubina di Agamennone) ed è caratterizzato dalla commistione di sequenze eoliche e docmiache, e all’imeneo intonato nel Fetonte (vv. 227-244), in cui l’uso dei kat’enoplion-epitriti, in luogo delle più consuete sequenze ioniche e gliconiche, potrebbe essere evocativa di un’atmosfera trenetica, che allude in maniera velata alla triste sorte di Fetonte. Nell’Appendice, infine, sono analizzati la monodia di Evadne contenuta ai vv. 990-1030 delle Supplici, e il terzo stasimo dell’Ifigenia in Aulide (vv. 1036-1097): i due cantica contengono numerosi elementi che richiamano il genere imenaico ed entrambi sono composti prevalentemente da sequenze gliconiche e, in misura minore, da ionici e dimetri polischematici.

The ancient nuptial songs, which were transmitted by tradition, seem to be mainly composed (though not exclusively) of ionic and glyconic sequences. The aim of this paper is to analyze how Euripides used metrical and rhythmical components to evoke the hymenaic genre. Particular attention is devoted to both Cassandra’s monody (Tro. 308- 341), a sui generis hymeneum (the prophetess will not marry, but she will become a concubine of Agamemnon), composed of dochmiac and glyconic meters, and to the nuptial song of Phaeton (227-244). In the latter, the presence of kat’enoplion-epitrites, instead of the more common ionic and glyconic sequences, could be interpreted as evocative of a threnetic atmosphere, which alludes, in a veiled manner, to the tragic end of Phaeton. Finally, Evadne’s monody (Suppl. 990- 1030) and the third stasimon of Iphigenia in Aulis (1036-1097) are analysed in the appendix; the two cantica contain several elements reminiscent of the hymenaic genre and both are mainly marked by the presence of glyconic sequences and, to a lesser extent, of ionics and polyschematic dimeters. [https://www.brepolsonline.net/doi/abs/10.1484/M.GIFBIB-EB.5.115162]

DOI10.1484/M.GIFBIB-EB.5.115162

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