Si cantas, male cantas: si legis, cantas. Primi sondaggi per una riflessione sull’educazione vocale

TitleSi cantas, male cantas: si legis, cantas. Primi sondaggi per una riflessione sull’educazione vocale
Publication TypeJournal Article
Year of Publication2001
AuthorsFacchin, F
JournalPolifonie
Volume1
Issue1
Pagination7-43
Abstract

La vocalità e l'educazione vocale nel mondo romano e nella tarda antichità erano parte integrante della visione pedagogica e della pratica educativa infantile e del giovane. La voce era infatti considerata principale strumento per la comunicazione e come tale occorreva mantenerla in salute attraverso la cura 'igienica' (Cic. de orat. 3,224) [10]. Le radici di questo interesse per la voce come strumento di comunicazione e la sua educazione affondano nella tradizione oratoria trasmessa principalmente attraverso gli scritti di Cicerone (De Oratore) e Quintiliano (Institutio oratoria). L'educazione vocale del giovane, in quanto acquisizione del linguaggio e della comprensione delle frasi, non era separabile dall'esercizio orale della recitazione dei testi e l'eloquenza era parte necessaria per il successo politico e quindi sociale (Cic. de orat. 3,225) [17]. Il lavoro sulla voce così era parte tanto della formazione scolare quanto dell'esercizio del retore (Cic. de orat. 1,157 e 3,216-221,225). Rispetto a Cicerone, Quintiliano (inst. 11,3,61-65) sembra meglio distinguere le due realtà compresenti nella comunicazione verbale: il suono (l'emissione del suono in quanto realtà fisica) e la parola (prodotto dell'articolazione dei suoni emessi). Sebbene entrambi i retori siano concordi nel differenziare l'uso della voce (nel cantante e nell'oratore) e la sua igiene, essa rientra comunque in un progetto più ampio di educazione alla salute all'interno del programma formativo scolare e pre-scolare [28-40]. L'attenzione rivolta alla voce deriva principalmente dal riconoscere all'attività vocale una pratica psicomotoria coinvolgente più sistemi: nervoso, respiratorio, fonatorio, articolatorio e uditivo-percettivo. Tale pratica stimolerà nel bambino lo sviluppo delle capacità percettive e comunicative, abilità spendibili in ambito musicale ed extra-musicale [40-43]. [Paola Dessì]

Notes

English translation, pp. 45-80

URLhttp://www.polifonico.org/Riviste%20Polifonie/122_2001%20n1.pdf

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